Che cos'è la psicologia

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“La psicologia, per me, è aprire le ostriche e pulire le perle,
cioè recuperare e portare alla luce e indossare quotidianamente la vita dell’immaginazione,
che può non redimere la tragedia,
non lenire la sofferenza,
ma può arricchirle e renderle più tollerabili, interessanti e preziose”.
(James Hillman, psicoanalista)

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Cosa succede quando un amore finisce

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Tutti conosciamo la sofferenza di una storia d'amore che finisce: frasi, ricordi, emozioni...

Dato che non esiste una formula magica per eludere questo dolore, è importante ricordare di non fermare la propria vita ed evitare i classici pensieri irrazionali che, in situazioni simili, si possono presentare frequentemente.

Una separazione interrompe il senso della progettualità che è inconscia e naturale in ognuno di noi.
Ci costringe a ricominciare il gioco delle relazioni: riprendersi dopo la fine di un amore può essere un percorso di risalita impegnativo, ma non impossibile.
Inizia a darti il tempo necessario.

Quando perdiamo una persona che amiamo, si creano mentalmente dei pensieri negativi che bloccano il naturale percorso di elaborazione della separazione.
Di seguito, tre frasi frequenti e pensieri da evitare.

1# "era tutta la mia vita"
Se lo scopo principale della vita era l'altra persona e progettavi tutto in sua funzione, significa partire dal presupposto della cancellazione personale.
Questa rottura invece forse ti ha liberato e può farti capire che il protagonista della tua vita sei tu.
E imparare che l’amore autentico porta al compimento di se stessi, non all'annullamento per l’altro.

2# "è solo colpa mia"
E’ normale iniziare a fare congetture del tipo “se avessi fatto o detto… allora...”.
Purtroppo il corso della storia non può essere cambiato, e fissare i pensieri sull'idea che le colpe per la fine del rapporto siano da imputare a te, all'altro, alle cose fatte o mancate, non ti aiuta nel percorso di elaborazione.
Quando finisce una storia d'amore, dare colpe e assoluzioni permette di poter sperare che, cambiando il comportamento, la relazione possa ricominciare.
Ma è spesso un'illusione. Anzi si rischia di rallentare la presa di coscienza.

3# "é stato inaspettato"
Quante volte abbiamo sentito “Mi ha lasciato ma non capisco il perché!”.
Non dire bugie a te stesso, ma impara ad analizzare i cambiamenti avvenuti in te, nell'altro e nella tua storia.
Quando l’amore manca, i segnali ci sono, siamo più noi a non poterli o volerli cogliere.

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Il segreto della felicità: a cosa (non) serve una psicoterapia

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Quando una persona chiede di iniziare una psicoterapia, alla base della sua domanda c'è spesso un bisogno, quello di diventare felice.

Mi dispiace deludere i miei pochi lettori, ma è bene sapere che questo rimarrà un'illusione.

La psicoterapia, ovvero la cura dei disturbi psicologici, non ha l'obiettivo di rendere le persone felici.
Scopo della psicoterapia è invece rimuovere gli ostacoli psichici e relazionali che impediscono alla persona di essere felice.
E c'è una grande differenza.

La felicità è una dimensione che solo parzialmente è collegata al benessere psicologico (come ad esempio il piacere di fare sport è solo parzialmente collegato a una buona struttura fisica).
Stare bene psicologicamente è una condizione per essere persone felici e realizzate.
Condizione necessaria, ma non sufficiente.

Alcune volte la psicoterapia è indispensabile perché ci sono persone che hanno difficoltà più o meno importanti che richiedono un intervento psicologico professionale.
Al termine di un percorso di psicoterapia riuscito, anche se quelle difficoltà sono superate, il paziente non è automaticamente una persona felice, ma è diventato una persona che può più facilmente intraprendere la propria strada verso la sua felicità.

La psicoterapia è uno strumento molto potente per aiutare una persona a scoprire quali siano i fattori che limitano la sua espressione nel suo benessere psicologico, e per imparare ad affrontarli con le sue risorse in modo migliore.
Solo una volta raggiunto questo obiettivo, sarà l'uso che ne farà a permettergli di realizzarsi pienamente e raggiungere la felicità.
Ma quella è un'altra storia. La sua.

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La storia dei due vasi

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Un’anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all'estremità di un palo che lei portava sulle spalle.
Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto, ed era sempre pieno d’acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto.
Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d’acqua.

Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.

Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino: "Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa".

La vecchia sorrise: "Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell’altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi.
Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa
".

Il punto centrale di questa storia è che ciascuno di noi ha i suoi lati deboli e imperfezioni. Che possono diventare punti di forza e opportunità.
Ma soprattutto ci chiede: quali sono le cose importanti per te nella vita?

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Cuore in gabbia e mente in scatola

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«Cos'hai qui?»
«Non so, Pietro, cos'ho?»
«Qui»
E mi tocca le ossa.
«Sono le costole»
«Le costole?»
«Sì, si chiama gabbia toracica»
«Gabbia?»
«Una gabbia, sì»
«E a cosa serve?»
«A non far scappare il cuore»
«Il cuore scappa?»
«A volte»

Pietro fa finta di capire. Gli prendo la testa tra le mani.
«Questa si chiama scatola, invece, scatola cranica»
«Una scatola?»
«Sì»
E gli stampo un bacio in fronte, mentre penso che siamo proprio gente strana noi uomini che teniamo il cuore in una gabbia e la mente in una scatola.

[Enrica Tesio, La verità, vi spiego, sull'amore]

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6 cose da ricordare per gestire meglio la rabbia

Quando la realtà non soddisfa le nostre aspettative, proviamo inevitabilmente una sensazione di fastidio e insoddisfazione.
Spesso la rabbia è la reazione naturale del nostro organismo in molte situazioni, quando non abbiamo più le risorse cognitive ed emotive per affrontare una difficoltà.
Non rappresenta quindi qualcosa di sbagliato in sé, può diventare invece problematica quando è frequente e incontrollabile.

È il caso per esempio delle persone che vogliono sempre avere ragione, che non riescono ad affrontare le frustrazioni e si comportano come bambini capricciosi.
L’approccio infantile è quello di sfogarsi con scatti d'ira più o meno violenti contro qualcosa o qualcuno.

Vediamo insieme alcuni punti per gestire meglio la rabbia.

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1. Respira
Prima di arrivare al punto di esplosione, fermati, respira e lascia riequilibrare corpo e mente.

2. Esprimi pensieri ed emozioni
Gestire la rabbia non significa nasconderla o reprimerla, significa trovare un modo più utile per esprimere ciò che si pensa e si sente.
Urlare parole e distruggere cose non serve a niente. Esprimersi e parlare con l'Altro rimane sempre la strada più costruttiva.

3. Ricorda che la rabbia che provi è tua
Quando si è molto arrabbiati, siamo tutti rivolti verso l’esterno: c'è solo l’Altro oggetto-bersaglio del peggio, noi scompariamo, siamo accecati. Comincia ad essere consapevole che sei arrabbiato, che è una tua emozione, ad ascoltare che ci sei anche tu.

4. Evita di generalizzare
Il modo più comodo per liberarsi dal peso della frustrazione è buttare tutta la colpa all'esterno.
Tipico è attaccare l'Altro, generalizzando con i sempre, i mai, i sei sempre stato così...
Meglio circoscrivere la rabbia in quel momento e in quella situazione, non alla persona in toto.
Meglio cercare una soluzione che un colpevole.

5. L’esplosione di rabbia è spesso l'esito di un percorso
Difficilmente si esplode di rabbia senza preavviso. Ci arriviamo spesso accumulando pensieri ed emozioni che non hanno avuto la possibilità e lo spazio di essere espressi in precedenza in modo migliore.

6. Esistono sempre più punti di vista
La rabbia tende a polarizzare i vissuti, ad accecare la propria visione delle cose che diventa così assoluta e senza dubbio l'unica corretta. Questo ovviamente è un'illusione, e cercare di cogliere e comprendere il punto di vista dell’altro è sempre fondamentale.

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La vecchia signora che ingannò la morte

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Una fiaba albanese racconta che c’era una volta una donna così vecchia che si diceva fosse la nonna del primo uomo apparso sulla Terra. Eppure era così vispa che spolverava e lavava e cuciva, proprio come una sposina.

A morire non ci pensava affatto, e diceva: “La Morte si è dimenticata di me, oppure ha deciso di lasciarmi in pace”.

Un bel giorno, invece, la Morte pensò che era arrivata l’ora di andarla a prendere, e bussò alla sua porta. La vecchia andò ad aprire con le mani insaponate e, senza scomporsi, disse che stava facendo il bucato e che prima di morire doveva assolutamente sciacquare, asciugare e stirare le sue lenzuola.

Va bene, tornerò domani mattina” disse la Morte, che in fondo era gentile, e sulla porta scrisse “Domani” con un pezzo di gesso.

Il giorno dopo, puntuale, bussò di nuovo. La vecchia aprì, tutta sorridente, e disse: “Devi esserti sbagliata, signora Morte: sei stata tu a scrivere ‘Domani’ sulla mia porta, sì o no? E allora verrò con te domani, e non oggi”.

La morte si grattò la testa, guardò e riguardò la scritta sulla porta e alla fine disse: “Credo che tu abbia ragione. Va bene, ci vediamo domani”.

Ma quando tornò la vecchia le fece lo stesso discorso, e il giochetto andò avanti per un pezzo, finché la Morte si spazientì, cancellò la parola sulla porta e disse:
Questa è l’ultima volta! Domani tornerò e ti porterò via, qualunque cosa tu dica o faccia”.

La vecchia passò tutta la notte sveglia, a pensare come avrebbe potuto scamparla ancora, ma l’unica cosa che le venne in mente fu di nascondersi nel barilotto del miele. Così quando la Morte bussò, si tuffò nel barile, lasciando fuori soltanto il naso.

Ma poi pensò che la Morte poteva sollevare il coperchio per assaggiare il miele, e si nascose in un cesto di piume.
No, mi troverà anche qui”. Si infilò nel sacco della farina e subito ne uscì, in cerca di un nascondiglio migliore.

La Morte, intanto, era entrata in casa e già allungava la mano per afferrare la vecchia e cacciarla nel suo sacco. Ma invece della donna che era venuta a prendere vide una orribile creatura piumata e bianca, gocciolante e viscida, che non era né bestia né uomo.

Con un grido di terrore, infilò la porta e non tornò mai più a cercare la vecchia, che deve essere viva ancora oggi.

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