mercoledì 22 giugno 2016

Come aiutare un bambino ad accettare la morte di una persona cara

"La gente muore solo quando viene dimenticata.
Se saprai ricordarmi, sarò sempre con te”
Isabel Allende

La morte di una persona cara è un momento molto doloroso e traumatico, soprattutto per i bambini.

I genitori che affrontano un lutto si trovano spesso in difficoltà quando devono spiegare ad un bambino che un loro familiare o amico è morto. Spesso hanno la tendenza ad evitare l'argomento, pensando di proteggere i propri figli.
Ma arriva sempre un momento in cui non si può nascondere la verità.


giovedì 16 giugno 2016

L'albero della vita. Intervista all'autrice Maria Angela Gelati


Benvenuta Maria Angela Gelati e grazie per aver accettato l'invito all'intervista.
Per iniziare, si può presentare ai nostri lettori.

Da diversi anni mi occupo - a livello professionale - di tanatologia e degli studi sulla morte (Death Studies).
In particolare dal 2007, anno di istituzione della manifestazione culturale denominata “Il Rumore del Lutto”, seguo le diverse iniziative, che si svolgono ogni anno, nella città di Parma, nei giorni della commemorazione dei defunti.

Di morte si parla spesso troppo poco e male. Da dove arriva il suo interesse per questi temi?
L’interesse per queste tematiche, che hanno trovato una prima considerazione nel periodo adolescenziale, è scaturito soprattutto durante la predisposizione della tesi universitaria nel 1996: l’argomento verteva sull'indagine valutativa di quanto la creazione delle aree cimiteriali di alcuni Comuni, situati lungo il corso del Po, fosse stata condizionata dal fiume stesso.
Da lì è stato naturale affrontare su più livelli il tema della morte, per poter trasmettere in modo ampio l'esperienza che ho acquisito, proponendo idee e progetti per un cambio di mentalità.

Cos'è "Il rumore del lutto"?
Il Rumore del Lutto è un progetto culturale che nasce a Parma nel 2007, da un’idea mia e di Marco Pipitone.
Nell'ambito dello studio della tanatologia, il progetto rappresenta un nuovo spazio di dialogo e riflessione sulla vita e sulla morte, attraverso il colloquio interdisciplinare e trasversale fra differenti ambiti, per analizzare la morte e il morire da più punti di vista.
L’esigenza di trovare, nella città dei vivi, una modalità alternativa per vivere i giorni dedicati alla memoria dei defunti e renderne la ritualità più completa, avvicina i partecipanti per aiutare ed aiutarsi ad affrontare e comprendere il concetto più arduo, controverso e sfuggente di sempre: la morte.

Si occupa di "death education". Si pensa spesso che bambini e ragazzi non siano pronti per questi temi: ma è possibile educare alla morte? Quante volte l'urto del lutto ci coglie impreparati anche da adulti? C'è un'età "giusta" per riflettere sulla morte?
La Death Education, diffusa e affermata nel mondo anglosassone già dagli anni settanta del secolo scorso, è stata recepita nell'ultimo decennio dalla pedagogia italiana, introducendo percorsi formativi per educare alla morte. Percorsi che possono essere affrontati su più livelli, attraverso una serie di attività educative finalizzate a trattare, con metodologie didattiche appropriate, temi ed esperienze relative alla morte che richiedono il coinvolgimento della scuola e della famiglia.
La loro introduzione a scuola, sulla base di programmi e progetti strutturati in base alle facoltà cognitive, alla sensibilità ed al contesto in cui gli studenti vivono, consentono a bambini e adolescenti di intraprendere un percorso per comprendere che cosa significa vivere e soprattutto dover morire.
La Death Education rende possibile la trasformazione dell’emozione legata alla paura in un sentimento di positività e di accoglienza della morte, perché parte della stessa vita.
Proprio per la loro finalità, questi percorsi possono essere rivolti anche agli adulti, per aiutarli ad affrontare il lutto, perché non esiste un’età particolare, anche se contraddistinta dalla maturità o dalla coscienza, per affrontare il dolore legato alla fine della vita.

Ha da poco pubblicato «L’albero della vita», breve fiaba illustrata, leggera come un soffio e preziosa per tutti: non solo per i bambini e gli adolescenti, ma anche per gli adulti.
Come la descriverebbe?

Non è facile descrivere una favola, quando si identifica come uno strumento di sostegno all'esperienza del lutto.
La storia della piccola principessa Isotta, capace di aprirsi alla sorpresa di una vita che mai finisce, superando la tristezza ed il senso di smarrimento per la perdita di una persona cara, è sicuramente un esempio di Death Education per tutti, bambini adolescenti ed adulti.
È una storia che ci rende consapevoli dei nostri limiti ed al contempo evoca il disperato desiderio di trascenderli, donandoci una chiave di lettura per riuscire a sciogliere il dolore del distacco ed a rivelarci la luce che da sempre mostra l’essere oltre l’esistere.

mercoledì 8 giugno 2016

La volpe, l'uva e la dissonanza cognitiva

Capita spesso nella vita quotidiana che i risultati delle scelte che facciamo non corrispondano alle nostre aspettative.
Succede allora di trovarsi in una sensazione di disagio, legata all'incongruità che sentiamo.

Questo accade perché la mente è costantemente impegnata a far combaciare i nostri pensieri, emozioni ed esperienze e non tollera di buon grado il senso di incoerenza, il fatto che ognuna di queste variabili non vada nella stessa direzione.

La nostra mente tende all'armonia, e la percezione di una dissonanza ci pone quindi in una condizione di insofferenza.
Giustificare le proprie scelte contro ogni ragionevole dubbio è un processo psicologico molto comune noto come “dissonanza cognitiva”.

martedì 31 maggio 2016

La fatica di crescere. La favola del salmone con gli occhiali

Tutti i passaggi da una situazione a un'altra comportano spesso una fatica dal punto di vista emotivo e psicologico.

Anche quando passiamo verso qualcosa che abbiamo scelto e che ci piace, ci sarà sempre una tensione del dover affrontare una situazione sconosciuta, nell'abbandonare quello che ci è familiare e noto.

Possiamo pensare a molti momenti della nostra vita: dall'uscita dalla famiglia di origine, al lavoro, al matrimonio, alla nascita del primo figlio, al crescere dei figli, alla morte dei propri genitori...

Per il bambino che cresce, cambiare ed evolvere è una condizione abituale e costante.
La favola che riporto con qualche riflessione (tratta dalla raccolta di racconti della collega Alba Marcoli) rende bene il senso della fatica che fa un bambino nell'abbandonare le sue sicurezze infantili per avviarsi verso l'adolescenza (e l'età adulta).


lunedì 23 maggio 2016

Come liberarsi dalle ansie. L'albero delle preoccupazioni

"Le preoccupazioni consentono alle piccole cose di proiettare delle ombre molto lunghe" (proverbio svedese)

Siamo spesso oppressi da mille preoccupazioni.
Può essere il denaro che sembra non bastare mai, o gli stress sul lavoro, o questioni di cuore con il partner, o molti altri motivi...
Poco importa, ognuno di noi ha la propria “collezione” di piccoli problemi e preoccupazioni.
Non sorprende che alcune persone se le portino persino dietro anche quando sono in vacanza, nel fine settimana, nel tempo libero, senza "staccare" mai.

Come si possono affrontare queste situazioni?
Lascia che ti racconti una storiella letta recentemente.

lunedì 16 maggio 2016

Il cuore sta sempre nello stesso posto?


Una volta un bambino chiese a un adulto: “Ma il cuore sta sempre nello stesso posto oppure, ogni tanto, si sposta? Va a destra e a sinistra?”

Lui rispose: “No, il cuore resta sempre nello stesso posto, a sinistra”

Ma intanto pensava...
“Poi, un giorno, crescerai. Ed allora capirai che il cuore vive in mille posti diversi, senza abitare davvero nessun luogo.

Ti sale in gola, quando sei emozionato.
O precipita nello stomaco, quando hai paura, o sei ferito.
Ci sono volte in cui accelera i suoi battiti, e sembra volerti uscire dal petto.
Altre volte, invece, fa cambio col cervello.

Crescendo, imparerai a prendere il tuo cuore per posarlo in altre mani.
E, il più delle volte, ti tornerà indietro un po’ ammaccato.
Ma tu non preoccupartene. Sarà bello uguale. O, forse, sarà più bello ancora.
Questo però, lo capirai solo dopo molto, molto tempo.

Ci saranno giorni in cui crederai di non averlo più, un cuore. Di averlo perso.
E ti affannerai a cercarlo in un ricordo, in un profumo, nello sguardo di un passante, nelle vecchie tasche di un cappotto malandato.

Poi, ci sarà un altro giorno, un giorno un po’ diverso... quel giorno, capirai che non tutti hanno un cuore”.

martedì 10 maggio 2016

Lutto in famiglia. Cosa fare con i bambini?

"Una cosa bella è una gioia per sempre" (John Keats)


Se ci sono bambini in famiglia, il lutto non si può negare ma nemmeno deve diventare un pensiero fisso e cupo. Per un bambino anche questo è un momento di crescita, da poter esprimere attraverso le proprie emozioni.

L'opinione comune è che i bambini non debbano venire a contatto con la sofferenza: ecco che allora vengono allontanati, non se ne parla, si evita l'argomento.

Ma se il lutto riguarda una persona molto vicina, di famiglia, non si può fare finta di nulla. Il bambino non può stare da solo a rimuginare sul perchè non vede più quella persona.
E nemmeno gli si può stare vicino fingendo che tutto vada bene, come al solito, come se non fosse successo nulla.
Sarebbe innaturale e forzato, anche per gli stessi adulti costretti a indossare una maschera di finta normalità e felicità.

Anche il bambino prova i suoi momenti di dolore: quando viene sgridato, quando perde o rompe un gioco, quando gli viene negato qualcosa...
Sapere e vedere che anche gli adulti provano dolore lo rende più consapevole, gli fa capire che anche i grandi provano dolore come succede a lui.

Per il bambino è essenziale partecipare ai momenti del lutto della famiglia. Gli permette di capire che il dolore si può esprimere e condividere, come l'allegria, è un sentimento che fa parte della vita.
Condividere le emozioni e confrontarsi, lo fa sentire parte di una famiglia, di una comunità, di un mondo più grande.

Visto che il lutto ci fa sentire più soli che mai, sapere che anche altri provano le nostre stesse sensazioni è un aiuto e un conforto anche per un bambino: è un momento di apprendimento e crescita, su cui il bambino baserà le sue reazioni alle successive perdite che la vita gli riserverà.

Esprimere la sofferenza senza fingere
L'adulto non doverebbe temere di esprimere il proprio dolore.
Il bambino ha già coscienza ed esperienza delle lacrime: è la sua prima reazione istintiva da neonato, è un'emozione che vede nei personaggi dei cartoni animati.
Perciò vedere piangere genitori o parenti non sarà poi così straordinario o traumatico, anzi aiuterà il bambino ad esprimere i propri stati d'animo ed emozioni.

Spiegare senza troppa paura
Non si possono nascondere le cose ai bambini.
Percepiscono lo stato d'animo dei genitori, dei nonni, dei parenti: non si può far finta che non sia successo niente, perchè farebbe nascere in loro domande, dubbi e paure ("Cosa sta succedendo in casa? Perchè sono tutti tristi? Perchè nessuno vuole più giocare?").

Se invece si spiega con calma e tranquillità (ovviamente in base all'età del bambino e al suo rapporto con la persona defunta), la morte non appare più come un mistero che fa piangere le persone in famiglia, ma un sentimento dicibile e pensabile da poter condividere.

Prepararsi alla morte
Nel caso di un lutto dovuto a malattia, quindi prevedibile, è importante preparare il bambino all'evento con gradualità.

Un conto è dire "il nonno non c'è più".
Lo mettiamo di fronte al fatto compiuto, in cui non si può fare nulla per esprimere il proprio affetto, e potrebbe creargli dei sensi di colpa per qualcosa che avrebbe potuto dire o fare con il nonno e che invece non si è potuto realizzare.

Ben diverso è se accompagniamo gradualmente il bambino verso la consapevolezza che "tra un po' il nonno non ci sarà più".
Questa situazione gli permetterà di salutarlo esprimendogli ciò che sente, di stare ancora un po' con lui, di vivere e assorbire sensazioni e ricordi che gli rimarranno nel futuro.

Vivere il momento per ricordare
Per il bambino è importante conservare il ricordo della persona defunta.
Poterla salutare gli permette di costruirsi un'immagine salda, duratura: per questo è importante parlare della persona scomparsa, ricreare il ricordo e mantenerlo vivo.
Questo è proprio il momento di aiutare il bambino a valorizzare le cose belle vissute con quella persona, raccontarle di nuovo, farle rivivere con la memoria, in modo che le possa custodire nella sua vita per sempre.