Webinar online: Il lavoro psicologico con le persone lesbiche, gay, bisessuali

gallucci psicologo

Il 31 ottobre dalle ore 19 condurrò un webinar online per studenti di psicologia, psicologi e psicoterapeuti sul tema:

Orientamenti sessuali e identità di genere: Il lavoro psicologico con le persone lesbiche, gay e bisessuali.

ISCRIZIONI APERTE su http://www.aipcg.it/corsi-online/product/view/1/9.html

5 falsi miti sul lutto

Quando muore qualcuno, spesso non sappiamo cosa fare.
Fin da bambini ci insegnano tante cose: come parlare, come scrivere, come comportarci in certe situazioni, ma nessuno ci insegna che cosa dobbiamo fare quando le persone o gli animali muoiono.
E ci ritroviamo nel lutto.

Oggi parliamo di 5 miti che spesso affrontiamo nel lutto, credo che siano familiari a molti.

psicologo torino
Gustav Klimt, Morte e Vita

#1 Soffri sì, ma da solo

Quando soffriamo vogliamo stare da soli. Quando qualcuno piange si apparta.
Così ci hanno insegnato: di fronte al lutto (ma non solo) non bisogna mai piangere in pubblico, bisogna reprimere emozioni e sentimenti.
Mostrare la tristezza non va bene.
La tristezza non ha compagnia come la gioia.
Questo in realtà ci mostra solo che la tristezza è un'emozione indesiderata sì, ma dagli altri, che si sentono a disagio di fronte ad un’altra persona triste e sofferente.
La tristezza è un’emozione come un’altra, è impossibile da evitare.

#2 "Il tempo cura tutto"

Un altro mito è che con il passare del tempo si dimentichi tutto, che il dolore scompaia.
Il lutto ha un tempo prestabilito? No, il lutto ha un tempo soggettivo: per alcun persone può durare giorni, per altri mesi e per altri anni.
La credenza che “con il tempo tutto passa” nasce perché con il tempo non si è più così tristi come all'inizio. Ma ciò non significa che quel dolore e quella ferita così vengono curati.
Dobbiamo ricordarci ed essere consapevoli che abbiamo perso qualcuno per noi importante.
La durata del lutto dipende in gran parte da noi, dall'affetto che provavamo e da quello che significa per noi la persona che è morta.
Non superiamo il lutto quando vogliamo, lo superiamo quando siamo pronti.

#3 "Devi distrarti"

Le distrazioni ci possono dare sollievo momentaneo, ma non curano le nostre ferite.
Possiamo rimandare il nostro lutto, ma non ingannare le nostre emozioni, che prima o poi ricompariranno di nuovo, se possibile più forti.
Anche se non lo volete, lo rifiutate o lo evitate, il dolore continuerà a esserci.
Non resta che accettarlo, lasciarlo scorrere, sentirlo.
E affrontarlo.

#4 "Chiodo schiaccia chiodo"

La credenza qui è che, per superare una perdita, dobbiamo rimpiazzare un buco, un vuoto.
Ad esempio, se muore il nostro animale domestico e ne compriamo un altro, cosa significa? Cosa ci stiamo dicendo?
Sostituire qualcuno ci darà il sollievo che cerchiamo di fronte al dolore? Ci farà sentire più forti?
Perché scappiamo dal nostro dolore?
Suggerisco di evitare di cercare di rimpiazzare qualcosa o qualcuno a cui abbiamo tenuto.
Anche se ci saranno altre persone, animali o relazioni che possono entrare a far parte della nostra vita, non saranno la stessa cosa.

#6 "Sii forte!"

Più si cerca di sopportare ed essere forti, più è facile crollare di fronte alla morte.
Questo accade perché ci si porta il dolore dentro, si indossa la maschera della forza, mentre dentro si sta andando in frantumi.
Perché non possiamo mostrarci fragili? Sentiamo e soffriamo come essere umani.
Non può essere diversamente. Perché non siamo oggetti inanimati!

Questi sono 5 falsi miti frequenti sul lutto: vi siete identificati in qualcuno di questi?
Prima ne diventiamo consapevoli, prima cogliamo come il dolore non indebolisce, ma rende invece coscienti di quello a cui eravate tanto legati.

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Con il tempo il dolore passa?

Gallucci psicologo torino

Dicono che il tempo guarisce le ferite.
Che con il tempo tutto passa, tutto si dimentica.

Non è poi così vero.

Provare un dolore emotivo è un'esperienza inevitabile che fa parte della vita.
Che si tratti di un dolore legato a un evento traumatico, una perdita, una ferita d'amore o una delusione,
non è importante tanto che il tempo passi, ma come noi passiamo quel tempo.

Sappiamo che il tempo è soggettivo.
Il tempo è lento quando aspettiamo.
Il tempo è veloce quando siamo in ritardo.
Il tempo è pesante quando siamo tristi.
Il tempo è troppo breve quando siamo felici.
Il tempo sembra non finire mai quando soffriamo.

Il tempo di per sé non guarisce nulla, direi meglio che al limite alleggerisce.
Leviga come l'acqua i ciottoli.

Niente passa del tutto, soprattutto ciò che ci ha feriti profondamente, come taglio netto e deciso.
Possiamo ricordarlo sempre, sarà parte di noi anche quando farà parte del passato in modo definitivo.
Le ferite si rimarginano meglio se ce ne prendiamo cura.
Altrimenti rimangono le cicatrici, che pungono e tirano.

Il tempo da solo non basta.
Ciò che fa la differenza è prendere consapevolezza.
La consapevolezza è il balsamo necessario perché il tempo possa guarire le ferite, aiuti a sopportare certi dolori, certi pesi.

Il semplice passare di giorni, mesi, a volte anni, finisce solo per invecchiarci senza maturazione, senza possibilità di comprendere e cambiare.
Senza la consapevolezza il tempo si ferma e rischiamo di rimanere impantanati nella sofferenza, nel lutto, nella rassegnazione.

Ecco perché importante sapere che occorre sviluppare modi per lenire il dolore e saper gestire le difficoltà della vita.
Reagire, elaborare e condividere proprie emozioni e pensieri e cercare aiuto da parte di uno psicologo professionista sono alcuni modi che possono aiutarti a superare il dolore emotivo.

Perché più che tutto passa, penso che tutto si può superare e affrontare, per andare avanti.

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Mi sento triste. Come non confondere la tristezza con la depressione

gallucci psicologo torino

La tristezza e la depressione hanno molte caratteristiche in comune ma, contemporaneamente, sono due concetti e vissuti profondamente differenti.

In realtà, la tristezza è un’emozione, una normale reazione agli eventi della vita che ci toccano, ogni giorno.
Essere tristi non significa essere depressi, anche se spesso nel linguaggio comune le persone usano le due parole come fossero sinonimi.

La tristezza è un'emozione che nessuno di noi vorrebbe provare, ma è inevitabile: come le altre emozioni, la tristezza è uno dei colori emotivi della nostra vita, intrinseca alla nostra natura umana (e anche animale).
Più che evitarla, quindi, dovremmo ri-conoscerla e imparare ad accoglierla.

Nella vita possiamo essere tristi per molti motivi: la perdita di qualcuno che abbiamo amato, un cattivo voto, una perdita reale o simbolica...
Ma è grazie alla tristezza che possiamo rielaborare le nostre esperienze e agire in modo differente.
La tristezza ci viene in aiuto diventando essa stessa motivo di nuove azioni, cambiamenti e soluzioni.

Una profonda tristezza mantenuta nel tempo può però cedere il passo alla depressione.
Anche se la depressione di solito ha una forte componente biologica e genetica, eventi importanti come la perdita di una persona amata o un pesante fallimento possono generare una tristezza tale da portare alla depressione.
Questo significa che tutti, chi in misura minore chi maggiore, abbiamo il rischio di cadere in depressione.

Quando la tristezza si prolunga in modo eccessivo e influenza in modo negativo la vita personale, allora è consigliabile chiedere aiuto a uno psicologo.
Ed è importante sapere che, come per qualunque tipo di malattia, più aspettiamo a chiedere aiuto, più aumentano le probabilità che appaiano altri sintomi e disturbi associati che peggiorano il quadro depressivo.
Prima di parlare di depressione, ci deve essere una diagnosi effettuata da un clinico (psicologo o psichiatra), che inquadri la situazione complessiva della persona e formuli un trattamento di psicoterapia e/o farmaci.

Ecco perché è importante avere qualche spunto per capire meglio le differenze tra tristezza e depressione.

#1 La tristezza è un’emozione fisiologica, la depressione è un disturbo psicologico
Come detto la tristezza è un'emozione e, in quanto tale, ha un valore adattativo, serve a darci la carica fisiologica per aiutarci ad affrontare le difficoltà e le perdite. In effetti, se ci pensiamo, possiamo sentirci più motivati a (re)agire quando siamo tristi, piuttosto che quando siamo belli soddisfatti e felici.

Invece, la depressione è un disturbo psicologico, e la tristezza ne è solo uno dei sintomi. Il quadro depressivo è accompagnato da: vissuti di impotenza, disperazione e profonda perdita di piacere. Chi è depresso ha spesso sensi in colpa, difficoltà di concentrazione e a prendere delle decisioni. In molti casi ci si isola dagli altri e ci si rinchiude nei propri pensieri negativi, di morte, a volte di suicidio.

#2 La tristezza è uno stato mentale passeggero, la depressione dura nel tempo
Come tutte le emozioni che possiamo sperimentare, la tristezza è fugace: si può essere tristi anche per una questione di poco e soffrire, ma il tutto dura poche ore o giorni.

La depressione invece è una condizione di sofferenza psicologica cronica che viene diagnosticata dopo che una persona ha mostrato gli stessi sintomi per almeno sei mesi.

#3 La depressione influenza profondamente la vita quotidiana
Quando siamo tristi non abbiamo molta voglia di fare, possiamo sentire stanchezza, poco o nulla ci interessa.
Eppure, malgrado questo, siamo in grado di continuare a vivere nella nostra routine quotidiana, fatta di cura di sé, studio o lavoro, faccende domestiche, incontri con gli altri e possiamo anche godere dei piccoli piaceri quotidiani, anche se con più fatica del solito.

Nella depressione invece la perdita di iniziativa e piacere possono durare per settimane o anche mesi: la persona sente che anche le attività quotidiane più banali e basilari sono insormontabili e senza alcun senso.

Infine, dunque, dobbiamo tener conto che, mentre la tristezza va riconosciuta, accolta e vissuta come emozione, un quadro di depressione ha bisogno invece di terapia psicologica adeguata.

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L’amore non basta per amare

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Non si può amare solo con la voglia di amare.
Con il voler amare.
Con il voler restare.
Con il crederci.
Con io lo amo.
Perché poi non basta.
Non regge.
L’amore non basta per amare.
Bisogna che ci sia la storia, per amare.
La vita, per amare.
Non bastano le parole, per amare.
Neanche quelle giuste, bastano.
Neanche le parole d’amore bastano per amare.
Dobbiamo fare una passeggiata.
Dobbiamo cenare insieme.
Leggere un giornale.
Andare a fare la spesa.
Fare una cosa insieme.
Che sia nostra.
Che siamo noi.
Io e te.
Non basta fare sesso per fare l’amore.
Anzi.
Ci vogliono i baci.

Ci vuole anche solo stare con la fronte appoggiata alla fronte.
Per amare ci vuole una storia. Da vivere. Vissuta.
Ci vuole tempo.
Non puoi non esserci mai.
Per amare ci vuole una storia. Da fare e raccontarsi.
Non puoi non aver voglia di parlare.
Non puoi parlare sempre.
Una storia da fare insieme.
Non puoi trovare tutto pronto.
Arrivare quando tutto è fatto.
Io amo solo chi fa la giornata con me.
Chi fa la vita con me.
Chi fa la spesa con me.
Chi fa una passeggiata con me.
Chi fa tempo con me.
Chi fa storia con me.
Non amo se no.
Amo solo chi sa stare tutto con me.
Chi parla con me.
Chi torna da me.
Chi chiama per non dire niente.
Chi mi bacia la testa, tra i capelli, passandomi vicino.
Chi mi porta i capelli indietro.
Io non le voglio le romanticherie.
Voglio le cose che sono nella mia giornata.
Voglio che sono con te.
Fatte con te.
Raccontate a te.
E poi ti racconto le cose solo mie.
Che faccio io.
Entro e esco dalla tua vita.
E tu dalla mia.
Come l’ago che cuce.
Come l’ago che per unire, entra e esce.


(Mauro Leonardi)

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Dipendenza affettiva e amore

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Spesso incontro persone che soffrono per amore.
In teoria l’amore non dovrebbe far soffrire, anzi.
Certo, nelle storie d'amore tra due persone ci possono essere difficoltà, conflitti, momenti alti e bassi, ma se la sofferenza è costante, quotidiana, consuma le energie e la relazione stessa è possibile che si tratti di dipendenza affettiva.

È facile confondersi e non accorgersene perché in entrambe le situazioni si è coinvolti dalle emozioni e sentimenti che proviamo per l'altra persona.
Ciò che cambia invece è l’insieme di pensieri e sensazioni che proviamo e gli effetti che hanno verso noi stessi e l'altro.

5 differenze tra amore e dipendenza affettiva a cui prestare attenzione

  • 1 Chi (si) ama vuole condividere la vita con il partner amato. Le parole chiave di ogni buona storia d’amore sono simmetria e complementarietà. Diversamente, nel rapporto di coppia può prevalere uno sbilanciamento eccessivo e dinamiche di competizione

  • 2 L’attenzione in amore è molto più rivolta alla persona amata e alla relazione stessa, molto meno verso sé stessi

  • 3 L’amore vuole il bene dell’altro, la dipendenza affettiva invece ha bisogno dell’altro. Chi ama è capace di stare anche lunghi periodi senza la persona amata, senza bisogno di ricerca costante di rassicurazione

  • 4 Riuscire ad avere fiducia nell'altra persona è un requisito fondamentale quando si incontra il partner giusto (e si può recuperare anche in caso di delusioni). Se mancano le fondamenta, la relazione d'amore è molto più fragile

  • L’amore fa stare bene, genera sensazioni gradevoli, emozioni positive e senso di libertà. La necessità invece di chi dipende affettivamente è quella di manipolare l'altro in modo più o meno cosciente, proiettando aspettative personali, mancanze o vuoti da riempire.

Una coppia cresce insieme, matura per far fronte alle cose della vita.
L'amore è possibilità, non limiti,
è respirare, non affannarsi.
L'amore è l'incontro di due unità, non la somma di due metà.

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La locanda

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"L’essere umano è una locanda,
ogni mattina arriva qualcuno di nuovo.

Una gioia, una depressione, una meschinità,
qualche momento di consapevolezza arriva di tanto in tanto,
come un visitatore inatteso.

Dai il benvenuto a tutti, intrattienili tutti!
Anche se è una folla di dispiaceri
che devasta violenta la casa
spogliandola di tutto il mobilio,

lo stesso, tratta ogni ospite con onore:
potrebbe darsi che ti stia liberando
in vista di nuovi piaceri.

Ai pensieri tetri, alla vergogna, alla malizia,
vai incontro sulla porta ridendo,
e invitali a entrare.

Sii grato per tutto quel che arriva,
perché ogni cosa è stata mandata
come guida dell’aldilà".


Gialāl ad-Dīn Rūmī, poeta mistico persiano, fondatore della confraternita sufi dei dervisci.

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